PIZZERIE,BAR,FAST FOOD PER ASPORTO: LA VELOCITA’ DI CASSA

I ritmi frenetici della quotidianità portano spesso a scegliere il cosiddetto pranzo al volo.

Molte persone si vedono costrette a scegliere una pausa pranzo veloce e facile da portare via, evitando i tempi più dilatati di un pasto al ristorante.

Altre decidono di ordinare il cibo da portare a casa per una maggior comodità o per motivi economici.

Il servizio take away dunque è in continua crescita, un fenomeno diffuso che coinvolge circa la maggioranza degli italiani.

Quali sono gli aspetti da non trascurare mai in un’offerta da portare via?

Offerta studiata sul target

Con una frequenza di 3 volte al mese l’ufficio è il posto da cui si fanno più ordini con richiesta a domicilio.

Se il target del vostro locale è composto per la maggior parte da lavoratori che consumano un pasto durante la pausa pranzo, dovreste creare delle offerte speciali per questa fascia.

Non parliamo solamente dell’aspetto economico (la classica proposta per la quale con 8€ di spesa, la consegna è gratuita), ma di rendere soddisfatto il cliente finale del prodotto consegnato.

Il servizio take away spesso viene visto come un rischio da parte di chi acquista perché il cibo potrebbe arrivare freddo o rovesciato. È necessario affidarsi a contenitori solidi che possano permettere di trasportare gli alimenti senza compromissioni, soprattutto per quelli che offrono un pasto liquido.

Spesso e volentieri il menu a domicilio è ridotto rispetto a quello classico proprio per l’aspetto tecnico del trasporto. Per rendere il vostro locale ancora più di successo nell’ora di pranzo, ampliate l’offerta per l’asporto con un menu variegato. Non solo panini quindi, ma anche primi, contorni e secondi senza rinunciare al gusto. Per la creazione di piatti caldi in poco tempo potete fare affidamento a un forno multifunzione che permette di cuocere in diversi modi e poco tempo ogni tipo di alimento. Così quando arriverà l’ordine potete iniziare subito la preparazione del piatto, battendo ogni concorrenza sul tempo.

Cura dei contatti

Circa il 39% degli italiani che decide di ordinare da asporto lo fa via telefono. Un classico metodo a cui però si stanno affiancando altre modalità di contatto come il digital take-away. La possibilità di prenotare un piatto online è un comportamento tipico delle nuove generazioni, che utilizzano smartphone e applicazioni dedicate all’asporto.

Per questo motivo è fondamentale curare attentamente i propri contatti online, mantenendoli aggiornati e rendendoli facili da trovare e aver inserito i clienti affezionati.

Tempistiche del servizio take away

Per quanto la velocità nell’asporto sia un fattore molto discriminante, non lasciate che vi faccia fare promesse che non possono essere mantenute. Solitamente il cliente chiede sempre a che ora arriverà o dovrà venire a ritirare il cibo, fate i calcoli giusti senza indicare un orario poco concreto. Siate realistici con i vostri clienti, la percezione del tempo quando si aspetta il proprio piatto tende a dilatarsi perciò un consiglio che vogliamo darvi è quello di accettare che per percorrere una certa distanza ci vuole un certo tempo.

Ampliare il menu d’asporto, curare i propri contatti e avere tempistiche reali sono tutti aspetti che renderanno il vostro servizio take away un’esperienza positiva per il cliente.

Per facilitare il pagamento meglio dotarsi di una cassa veloce collegata alla gestione prenotazioni, cioè un software per la gestione delle prenotazioni dei ristoranti che faccia tutto lui .

PIZZERIE,BAR,FAST FOOD PER ASPORTO: LA VELOCITA’ DI CASSA ultima modifica: 2018-11-07T15:13:00+02:00 da admin

I migliori 10 ristoranti in Sicilia

Sicilia terra unica per i suoi profumi e sapori. Tra i simboli culinari più importanti troviamo gli agrumi, le erbe aromatiche, i fichidindia, le mandorle, i pistacchi e le olive.

Gioca un ruolo di fondamentale importanza la frutta, spesso utilizzata nella preparazione di marmellate, macedonie, gelati e granite.

A proposito di gelato, sembra infatti che questo abbia origini siciliane, in quanto pare che ai tempi della dominazione araba si usasse preparare lo “Sherbet”, che tradotto significa “Sorbetto”. Gli arabi usavano mescolare la neve dell’Etna con canna da zucchero e succo di frutta, ottenendo così un composto definito come l’antenato del gelato.  Nel 1600, il siciliano Francesco Procopio Coltelli, ereditò dal nonno un’antica macchina sorbettiera che egli portò con sé in Francia quando aprì il più antico café parigino della storia (il café Procope), qui egli perfezionò la sua macchina e riuscì a creare i primi gelati più simili a quelli che oggi giorno si trovano in commercio. Ancor oggi infatti le attuali macchine del gelato si ispirano al sistema di mantecazione inventato da Procopio dei Coltelli.

Una delle caratteristiche della cucina siciliana è la circoscrizione delle pietanze in una determinata area, per cui la stessa ricetta diventa quasi introvabile spostandosi in un’altra zona dell’isola. Nella maggior parte dei casi si tratta di varianti della stessa ricetta regionale, ma in alcuni casi questi cibi, ad esempio i muccunetti di Mazzara del Vallo, hanno una preparazione e una commercializzazione rilevata solo nella loro zona di origine. Tale caratteristica alimentare ha portato spesso ad una divisione culinaria tra Sicilia occidentale, Sicilia centrale e Sicilia orientale. Potremmo trovare percorrendo un viaggio attraverso le provincie di quest’isola: gli arancini di Palermo, i cannoli siciliani di Catania o il pesto di Trapani.

Curiosando per le vie della regione, non si può non incappare nello Street Food, il cosiddetto cibo di strada, dove gustare tra le varie proposte le panelle e il pane con la milza. La tradizione è ricca di preparazioni veloci, e poco costose, in vendita in bancarelle o chioschi per strada. Inoltre, durante le festività, le vie si riempiono di fiere dove si trovano frittelle sia dolci che salate. Palermo è stata classificata la quinta città al mondo per il cibo di strada.

Per poter degustare i principali piatti tipici, riportiamo a seguito il nome dei migliori 10 ristoranti siciliani.

  • Ristorante La Madia – Licata

Diretto dallo Chef Pino Cuttaia, che ha lavorato nei più importanti ristoranti italiani. I suoi piatti sono ispirati alla tradizione siciliana, dagli ingredienti e dalle tecniche tipiche. Tra i piatti in menù troviamo gli gnocchi di seppia su crema di finocchio, il merluzzo affumicato alla pigna e sette tipologie diverse di pane.

  • Ristorante Duomo – Ragusa Ibla

Nel centro storico barocco di Ragusa ritroviamo il ristorante dello Chef Ciccio Sultano. Tra le ricette compaiono il timballo del ghepardo, petalo di rosa canina al miele e cicala di mare con salsa ai carapaci. La filosofia del locale è quella di riscoprire i sapori delle varie culture che hanno vissuto nel corso del tempo in Sicilia.

 

  • Ristorante Principe Cerami – Taormina

Situato all’interno dell’Hotel San Domenico Palace e diretto dallo Chef Massimo Mantarro, questo ristorante è aperto da aprile fino ad ottobre.

 

  • Ristorante Bye Bye Blues – Mondello

Una delle caratteristiche più attraenti di questo ristorante è la presenza della cantina, che conta oltre 350 diversi tipi di vino. La cucina è nelle mani di Patrizia Di Benedetto e tra i piatti speciali ci sono il risotto al ragù di polpo e profumo di zafferano, il filetto di manzo glassato al passito di Pantelleria e come dolce, la torta di limone e mandorle con gelato alla vaniglia.

 

  • Ristorante La Fenice – Ragusa

Il ristorante nasce all’interno di un’antica masseria ristrutturata, mentre la cantina dei vini si trova in una grotta naturale. A capo della cucina, lo Chef Claudio Ruta propone diversi piatti, tra cui la sfoglia di gamberi rosa con insalata mediterranea e salsa di mandorle e il gelato di senape e croccante di cipolle.

  • Ristorante La Gazza Ladra – Modica

Guidato dallo Chef Accursio Craparo, la location è situata all’interno del Palazzo Failla. Nei piatti si riscopre la ricerca della bellezza, armonia e profumi della terra siciliana.

 

  • Ristorante Casa Grugno – Taormina

Collocato in una struttura costruita nel ‘500, la cucina è affidata nelle mani dello Chef David Tamburrini, che accosta cibi antichi utilizzando materie povere.

 

  • Ristorante Corla – Caltagirone

Curato da Domenico Colonnetta e Ciccio Potti. Tra le varie proposte culinarie compare il cosciotto di coniglio ripieno con cipolle arrosto e lo sformato caldo di mandorle e cannella con gelato al Marsala.

  • Ristorante Don Serafino – Ragusa Ibla

Lo Chef Vincenzo Candiano propone diversi menù in base alle stagioni. Tra le specialità emergono le lasagnette di cacao amaro con ricotta Iblea e il coniglio farcito con pistacchi di Bronte e pancetta.

 

I migliori 10 ristoranti in Sicilia ultima modifica: 2018-06-20T17:10:11+02:00 da admin

Street food: cos’è, a chi si rivolge e come avviare un’attività.

Cos’è lo street food?

Per “street food” si intende la vendita e, spesso, anche la preparazione di generi alimentari destinati al consumo in strada. La preparazione e il commercio del cibo avvengono a bordo di un food truck. Per chi è a digiuno di inglese un food truck è il classico furgone itinerante che esercita in spazi pubblici e aperti tipo strade, parchi o piazze.

Lo street food si inserisce nel solco dell’informal food sector (settore del cibo informale), che ruota attorno al cibo mangiato non al tavolo di un ristorante ma in piedi e con la formula take away (tipica, oltre che dei chioschetti di hot dog anche delle pizzerie da asporto).

Street food: i target di riferimento.

Il pubblico a cui lo street food fa riferimento è molto variegato, questo grazie alla sua comodità. I giovani e gli studenti ne sono attratti per i prezzi bassi, i lavoratori per la comodità della sua consumazione in pause pranzo spesso troppo brevi.

Ma lo street food, oltre che un “ripiego” alimentare per chi ha poco tempo e denaro, può anche essere un’attrazione fieristica. Non si contano i vari eventi di street food che, soprattutto d’estate, affollano le strade italiane e deliziano gli avventori con le prelibatezze regionali. Ciò attrae un pubblico di tutte le età e tipologie: dal giovane amante degli eventi informali e non convenzionali alle famiglie curiose. Queste ultime, come anche gli avventori over 50, riscoprono il cibo regionale sotto una luce più “giovane”, nuova, non legata ai classici ristoranti e trattorie.

Per i motivi sopra elencati lo street food è un segmento interessante del settore alimentare, e fra poco vedremo come aprire un’attività in questo ambito.

Come avviare un’attività di street food.

L’aria informale e “rassicurante” di un food truck non deve farci credere che avviare un business nello street food sarà una passeggiata. Di seguito l’iter che, passo dopo passo, farà partire la tua attività.

I requisiti.

Partiamo dal presupposto che food trucker non ci si improvvisa, e richiede quindi uno a scelta fra i seguenti requisiti

  1. avere un diploma alberghiero
  2. aver maturato almeno 2 anni di esperienza nella ristorazione negli ultimi 5 anni
  3. essere iscritti al REC (Registro Esercenti di Commercio) come “somministratori di cibo e bevande
  4. aver frequentato corsi regionali sul commercio alimentare e aver superato i relativi esami finali
  5. avere un socio che possieda uno o più dei requisiti prima elencati

La licenza.

Una volta soddisfatto almeno uno dei 5 requisiti si procede col chiedere la licenza. Essa, a seconda del tipo di attività che si ha in mente, è di due tipi:

  1. tipo A: ossia una licenza concessa dal Comune di propria appartenenza per svolgere la propria attività in un punto fisso. Tale licenza è valida su tutta la regione di riferimento e consente a un food trucker di partecipare a fiere in tutta Italia. Essa può essere richiesta a un massimo di 30 giorni a partire dalla pubblicazione (a marzo-aprile o settembre-ottobre) dell’elenco dei posti liberi. Tuttavia può essere persa se il commercio non viene esercitato regolarmente e si accumulano troppe assenze.
  2. tipo B: essa è una licenza per i food truck itineranti, che non esercitano in un punto fisso. Essa permette di esercitare la propria attività in tutte le fiere d’Italia, ma a patto che il commerciante si informi e si accordi col Comune di turno per eventuali posteggi liberi (da occupare in archi di tempo limitati). La licenza B, a differenza della A, è gratuita, senza tassa di rilascio né di rinnovo.

Iter burocratico per avviare l’attività.

Oggi, con la Comunicazione Unica, è possibile adempiere a tutti gli step necessari per avviare un’attività:

  1. apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate
  2. iscrizione ad INPS e INAIL
  3. iscrizione al Registro delle Imprese alla Camera di Commercio

Scelta e autorizzazioni per il food truck.

Oltre a tutta la trafila di ordinaria amministrazione per avviare un’impresa bisogna occuparsi anche di un’altra trafila: quella per il food truck.

Esso è il mezzo trasporto e “compagno di viaggio” nella tua avventura food. La prima cosa è innanzitutto sceglierlo delle dimensioni adatte e adeguato alla tua tipologia di attività.

Se essa prevede spostamenti di brevi tratti, all’interno di una stessa città, l’ideale è l’ape-car, di piccole dimensioni e facile da montare e smontare.

Qualora invece tu voglia un mezzo “itinerante”, che ti permetta di spostarti di fiera in fiera nel raggio di tutta la regione, opta per un porter formato “medium”. Esso ti permetterà di trasportare con te tutto l’occorrente per la tua attività in tragitti di medio e lungo raggio.

Infine, se col tuo food truck “pensi in grande” dovrai puntare su poderoso food truck FIAT Ducato.

Una volta scelto il veicolo adatto a te dovrai farlo collaudare e immatricolare. Inoltre, in quanto somministratore di cibo e bevande ai consumatori, dovrai far sì che il tuo food truck abbia un’autorizzazione sanitaria dalla ASL locale.

 

 

 

 

Street food: cos’è, a chi si rivolge e come avviare un’attività. ultima modifica: 2018-01-26T17:18:37+02:00 da admin

Food News: Las Bravas, due spagnole in Italia a bordo di un food truck

Cosa è un food truck? È la casa dello street food.

Valentina e Mireja ne hanno fatto la loro professione e, dopo aver girato in lungo e in largo per la Spagna, arrivano in Italia a bordo del loro rimorchio blu: si chiamano Las Bravas e la loro specialità sono le tapas.

Arrivano a Milano e da lì partiranno per farsi conoscere in tutto lo stivale. La loro è una cucina su ruote nella quale preparano in versione rivisitata le specialità culinarie della penisola iberica. Mireja è di origine spagnola, Valentina ha vissuto a Barcellona tanto a lungo da innamorarsene. Il loro progetto nasce dall’amore per la cultura culinaria spagnola e dalla voglia di condividerla ed esportarla: da qui l’idea di riproporre ricette iberiche in versione street food e mettere sulla loro impresa itinerante.

Ma quali sono stati i passaggi per mettere su un tapas bar, o in generale un food truck, su due ruote?

L’iter è lungo e parte sempre da una buona idea e tanta buona volontà per metterla in atto. Bisogna aver ben chiari i propri obiettivi e l’identità della propria attività, valutandone bene tanto tanto le spese quanto i possibili guadagni.

Successivamente, bisogna avere a che fare con la burocrazia: occorre innanzitutto l’attestato del corso di Somministrazione Alimenti e Bevande. Altro passo fondamentale, l’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, la registrazione all’Inps e alla Camera di Commercio. Bisogna poi recarsi al Comune di residenza per ottenere la licenza al commercio itinerante, e informarsi in quali strade è consentito sostare e vendere e in quali orari. Ogni Comune ha un suo regolamento e conoscere bene le norme permette di evitare problemi di ogni sorta e sanzioni.

Quali sono i vantaggi di un food truck?

I costi iniziali non sono certo quelli dell’apertura di un vero e proprio ristorante ed è facile ammortizzarli rapidamente.

Puoi più facilmente fidelizzare il cliente: il rapporto con chi “mangia” è più diretto e informale rispetto che nella ristorazione tradizionale. Anche la vendita risulta semplificata e veloce: il formato street food è più pratico rispetto alle classiche “portate”, e aiuta la crescita dei profitti.

Puoi spostarti e partecipare a festival, eventi o anche scegliere i luoghi migliori che offrono maggiori possibilità di vendita: se un posto non funziona, riaccendi il motore e via!

Food News: Las Bravas, due spagnole in Italia a bordo di un food truck ultima modifica: 2017-06-15T12:17:24+02:00 da admin