Quando i sogni diventano realtà: intervista allo Chef Maurizio Angelini

autore articolo admin data articolo 27 settembre 2018 commenti articolo 0 commenti

Maurizio Angelini, classe ’78, dopo gli studi accelerati ed intensi presso le scuole del Gambero Rosso e diversi stage in giro per l’Italia ed all’estero, trova la sua chiave di volta a livello professionale a Roma, presso il ristorante “ Le Tre Zucche” dove, in breve tempo, diventa primo cuoco.
Esperienza ad oggi conclusa per potersi dedicare ad un nuovo ed entusiasmante progetto nel cuore della Tuscia, “Cantina del Drago”, che lo vede protagonista.
La cucina dello chef Angelini è orientata verso la continua ricerca del giusto connubio tra tradizione ed innovazione, sempre nel rispetto delle materie prime.

Da dove nasce la sua passione per la cucina?

La mia passione nasce insieme a me, perché sin da piccolo ho visto il cibo non come un semplice alimento utile per la sussistenza ma bensì come protagonista e sopratutto mezzo attraverso il quale dare libero sfogo alle nostre idee ed alla nostra voglia di ricercare, di provare… una volta lessi una cosa bellissima che rispecchia in pieno questo concetto ed era “il cuoco non smette mai di giocare, cambia semplicemente i mezzi per farlo…”. Ed è vero. Noi siamo come bambini che fanno le costruzioni, i castelli di sabbia o gli esperimenti come il piccolo chimico e quant’altro… con la differenza in positivo che poi i nostri giochi possiamo proporli possiamo condividerli e nella più bella delle circostanze possono fare felici gli altri. Ecco, tutto questo mi ha fatto capire quanto io amassi la cucina in ogni suo aspetto e sopratutto, quanto la cucina potesse rispecchiare e soddisfare ogni mio lato ed ogni mia volontà e ambizione. Posso dire a gran voce che non cambierei per nulla al mondo questo lavoro.

Qual è stato il suo percorso professionale?

Il mio percorso professionale non è stato affatto semplice e sopratutto è stato intralciato, ostacolato e deviato in ogni modo, ma alla fine come è giusto che sia è uscito fuori. Io non ho frequentato l’istituto alberghiero, anzi sono un ragioniere. Vengo da un piccolo paesino della Campania dove l’alberghiero era una scuola per disadattati e sfaticati. Una scuola senza futuro, se non il lavoro immediato come cameriere. Non c’era il concetto di cuoco, anche perché in quelle realtà i cuochi sono le nonne, le mamme o chi lo fa da una vita e se glielo chiedevi ti rispondeva quasi come se il suo lavoro era una condanna. Così ho fatto le scuole che la società riteneva giuste, poi mi sono diplomato e addirittura ho aperto un’attività che non centrava nulla, ma continuavo a sognare, a sperare, a cercare il modo per poter fare ciò che volevo. Ad ogni occasione cercavo di cucinare, di organizzare e ogni volta era come un amore impossibile, sapevo che mi rendeva felice, ma non sapevo come metterlo in pratica. Ero insoddisfatto, sapevo di non fare ciò per cui ero portato e che volevo fare. Così ad un certo punto ho detto basta io devo farlo!!! Mi sono trasferito a Roma, ho frequentato molte scuole e corsi di perfezionamento, e alla fine ho trovato chi mi ha dato fiducia facendomi iniziare a lavorare proprio come volevo io, partendo dalla base, partendo dal lavare i piatti nonostante avessi già le scuole e gli attestati ho voluto fare la gavetta,per farmi entrare sempre di più il mestiere nel sangue e devo dire che mi è riuscito bene. Da lì a poco sono diventato capo partita, poi responsabile e parliamo di ristoranti di un certo livello visto che a me sin da subito è piaciuta l’alta cucina e sopratutto la cucina che regala emozioni e che offre un vero e proprio percorso non semplicemente fare da mangiare. Da lì a poco ho aiutato un amico ad avviare un ristorante ma nemmeno quest’ultimo mi soddisfaceva, mi mancava l’adrenalina da servizio era tutto troppo semplice e sono tornato a Roma dove attualmente sono chef di un bistrot che offre quattro servizi e dove non cala mai la tensione e sopratutto dove si è sempre con i riflettori puntati essendo anche la location di un famoso film e questo mi sprona e invoglia ogni giorno a fare sempre meglio e di più…

Quanto è importante utilizzare prodotti a km 0 nella ristorazione?

L’utilizzo di prodotti a km 0 è molto importante ed è una cosa a cui sono molto attento. Lo sono per diversi motivi. Innanzitutto, per poter offrire e garantire al cliente la freschezza e la genuinità dei prodotti, poi è molto importante anche per poter sponsorizzare, esaltare e far conoscere appunto i prodotti tipici della zona dove operiamo ed infine anche per far sì che l’economia territoriale non muoia e per garantire quel minimo di sussistenza ad i tanti imprenditori che con passione ed amore portano avanti le tradizioni non lasciano le campagne ed i mestieri tramandatici dai nostri avi. Ma nonostante sia molto importante per tutti i sopraelencati motivi, devo anche dire che per me è la sola formula. Questo perché per il mio modo di cucinare e di spaziare tra esperienze ed elementi che caratterizzano un piatto e per poter offrire sempre nuove sensazioni nonché abbinamenti e ricerca dei particolari sono sempre alla continua ricerca di elementi e ingredienti particolari, esclusivi.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

I miei progetti per il futuro sono semplici, anzi è uno solo, ed è “cucinare”. Si vedrà come. Sicuramente mi piacerebbe trovare il modo per farlo sempre in maniera attenta ed avendo la possibilità di spaziare tra tipologie di cibo e di clientela. Infine, mi piacerebbe aprire un’attività che rispecchi al massimo me stesso e la mia cucina, ma sopratutto dove poter fare tutto quello che nel corso del tempo inevitabilmente capita a noi cuochi. Al momento non ho fretta di farlo, prima voglio godermi ancora il lusso di poter cambiare, spaziare e fare sempre più nuove ed entusiasmanti esperienze, visto che in questo lavoro non mancano…

Qual è il piatto da Lei preparato che la identifica di più?

In realtà non ho un vero e proprio piatto che mi caratterizza, anche perché cerco sempre in ogni piatto di mettercela tutta. Di metterci passione, amore, conoscenza e impegno ed alla fine è come se ognuno di essi mi caratterizzasse visto che ognuno è una mia creazione sulla base appunto del mio essere. Ci sono ingredienti e preparazioni che per una serie di motivi mi caratterizzano, mi contraddistinguono, ma che sopratutto io amo perché per una serie di svariati motivi nel corso del tempo sono diventati caratterizzanti nonché emozionanti e sopratutto amati. Uno di questi, il mio ingrediente per eccellenza e il mio più amato sono gli “gnocchi”, in ogni sua forma, ripieni, acqua e farina di patate o con ogni altro tipo di farina  e condimento, purché gnocchi.

Quando i sogni diventano realtà: intervista allo Chef Maurizio Angelini ultima modifica: 2018-09-27T10:00:24+00:00 da admin