Come guadagnare di più con una gestione efficace del ristorante

Da cosa dipende la redditività del tuo locale? Su cosa bisogna puntare? In questo articolo porterò alla tua attenzione alcuni temi fondamentali per il successo del tuo bar.

1)IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE

Può sembrarti banale, ma questa formula è tutto in un settore ad alto fattore umano come la ristorazione.
Ecco perché se sbagli un ordine ad un cliente, devi dimostrarti dispiaciuto come se gli avessero ucciso il gatto.
Secondo Freud, le persone sono accomunate da un unico grande desiderio: sentirsi importanti.
A prescindere da quanto il tuo cliente si dimostri assecondante, se non lo tratti con empatia e sensibilità dentro di sé coverà del risentimento, un bruttissimo nemico per le tue relazioni, a partire da quelle professionali.

2)IL PERSONALE

Tu stai sfruttando i tuoi dipendenti! E loro te!
Ma sul serio, quanti di loro hanno come massima ambizione restarti accanto per il resto della tua carriera? A meno che il tuo locale non sia una catena prestigiosa di ristoranti o hotel di lusso, appena trovano qualcosa di meglio, i migliori ti abbandonano.
Pensaci: almeno metà dei tuoi camerieri accettano l’impiego perché sono 7 anni che cercano di laurearsi in scienze antropologiche e delle merendine e da qualche mese hanno iniziato a sentirsi in colpa verso i loro genitori.
Immagina che uno di loro oggi venga bocciato all’ennesimo esame e che stasera abbia il turno.
Trova il cliente difficile e alla prima richiesta strana il tuo dipendente, cioè chi rappresenta il tuo ristorante, gli risponde con un tono sgarbato e saccente.
E’ appena iniziato il sentimento di risentimento di cui ti ho parlato nel punto 1, perciò da adesso il tuo cliente cercherà inconsciamente degli altri motivi per essere legittimamente insoddisfatto. E alla fine non tornerà. E non lo consiglierà.
Questo è un esempio per farti capire che influenza hanno gli errori del personale.
Per non parlare di quando scompaiono misteriosamente le cose dall’inventario. In quest’ultimo caso ti consiglierei di dotarti di un software come Ristomanager, in modo da tenere sotto controllo le tue scorte!

Ma quali sono le cause degli atteggiamenti scorretti dei tuoi dipendenti?
-l’ambiente non è stimolante
-non li sai ispirare
-non sentono loro la tua causa

La soluzione? Motivarli
Un personale motivato è:
-più gentile con i clienti
-non ti frega
-non ti lascia nel momento del bisogno

3)ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Analizziamo questo punto a partire dal cliente, visto che abbiamo visto quanto è importante il suo ruolo per il successo della tua attività.

Lui/Lei entra e può trovarsi in due situazioni diverse:
A) viene subito accolto da un cameriere sorridente e motivato
B) non capisce bene a chi deve chiedere cosa e aspetta minuti in piedi e imbarazzato

Finalmente si siede:
A) trovano un tavolo già pronto e gli/le danno il menu
B) il tavolo ha ancora le briciole dei vecchi clienti

Arriva il momento della comanda:
A) se manca qualcosa, il cameriere propone alternative; gli ordini arrivano direttamente in cucina, grazie ad un software giusto
B) il cameriere non ha la sicurezza di cosa manca e cosa no; torna indietro dopo aver preso l’ordine per avvertire il cliente che non c’è il suo piatto preferito; in tutto questo in cucina non hanno ancora iniziato a preparare

Arrivano i piatti:
A) in orario e insieme
B) tardi e sbagliati

I clienti escono:
A) soddisfatti e con voglia di condividere al mondo e sui social quanto vale il tuo posto
B) con una rabbia da sfogare su tutti i loro amici

Se segui i primi due punti e una sistematica organizzazione del lavoro, anche grazie ad un software come Ristomanager, la tua situazione sarà sempre la A)!!!





Cos’è lo scontrino fiscale elettronico? Obbligatorio dal 2019

Che cos’è lo scontrino elettronico? Da quando sarà obbligatorio? Che aziende riguarda? Cos’è la lotteria degli scontrini?
In questo articolo chiarirò tutti i tuoi dubbi riguardo alle prossime novità in campo fiscale.

Cos’è l’e-scontrino?

Si tratta di uno scontrino a cui si associa una ricevuta che presenta solamente il formato digitale, il quale sarà inoltrato istantaneamente all’Agenzia delle Entrate per via telematica.
Quindi, il cliente non dovrà più conservare la ricevuta cartacea, visto che il negoziante passerà il suo codice fiscale in uno speciale registro di cassa.
I dati trasmessi, ovvero i corrispettivi giornalieri e gli acquisti, sono visibili dai contribuenti nel loro cassetto fiscale, situato nel sito dell’ente.

Da quando entrerà in vigore?

Il nuovo Decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019 prevede l’obbligatorietà dell’e-scontrino a partire dal 1 luglio 2019.
Però la misura non è ancora stata approvata dal Consiglio dei Ministri, perciò non c’è ancora nulla di definitivo.

Chi riguarda?

La misura interesserà tutte le imprese con un fatturato superiore a 400mila euro.

Successivamente, dal 1 gennaio 2020 si applicherà a tutte le altre aziende che effettuano una qualsiasi attività di vendita di beni e servizi.
Se quest’ultime decideranno di dotarsi dello scontrino digitale prima del tempo, potranno godere di uno sconto del 50% sui nuovi registratori di cassa, sotto forma di credito d’imposta.

Quali sono le altre misure anti-evasione previste?

Il passaggio dallo scontrino cartaceo a quello elettronico è solo uno dei provvedimenti anti-evasione del Governo. Infatti, il decreto prevede anche le seguenti ulteriori misure:

  1. la possibilità per artigiani, ristoranti e commercianti di inviare all’Agenzia delle Entrate la lista di tutti i corrispettivi giornalieri per via telematica, grazie a dei registratori appositi
  2. l’obbligatorietà delle fatture elettroniche anche nei confronti dei privati
  3. la cosiddetta “lotteria degli scontrini“, ovvero l’assegnazione di un codice ad ogni e-scontrino che permette di vincere dei premi ogni mese dal 1 gennaio 2020

COSA CAMBIA NELLA PRESA ORDINI IN PIZZERIA

In pizzeria il prodotto fondamentale è la pizza. Farine , mozzarella e pomodoro sono gli ingredienti fondamentali ma anche le principal fonti di intolleranze alimentari. Gioca un rolo importante anche il lievito e i tempi di lievitazione.

GESTIRE LE INTOLLERANZE :valorizzare le farine disponibili e l’attenzione alla salute del cliente intollerante o diabetico, così come al lattosio o altri alimenti.
Scegliere la farina per la pizza è un processo complicato. Ogni tipologia di farina ha una forza, un fattore W, che ne determina l’elasticità. Maggiore sarà il numero, più la pasta sarà elastica.

TEMPI DI LIEVITAZIONE E TIPI DI LIEVITO Se la pizzeria ha una lievitazone lunga dalle 48 alle 72 ore è un valore aggiunto.

L’impasto deve seguire i propri tempi di lievitazione. Avete presente il classico gonfiore di stomaco dopo avere mangiato la pizza?

Indica una scarsa lievitazione: ne consegue che l’impasto, purtroppo, continuerà a lievitare nel vostro stomaco.Anche la temperatura del luogo e all’umidità presente. L’umidità non lo farà lievitare a dovere.

CONSIGLIARE GLI INDECISI portarli a non farsi influenzare ma a identificare le proprie preferenze elencando due possibilità e magari proporre la pizza del locale.

SAPER ASCOLTARE E TRASCRIVERE LE ESIGENZE come portare un piatto dopo o prima di un’altro, i tempi di cottura, aggiunte.

Aprire in franchising o rischiare?

Aprire una panineria, un ristorante, un fast food,una pizzeria o un bar. Come affrontare questo passo con molta serenità e diventare un imprenditore di successo?

Cos’è il franchising?

Una formula di collaborazione tra imprenditori per la distribuzione di servizi e/o beni. E’ indicata per chi vuole avviare una nuova impresa usufruendo di format già sperimentati e affermati sul mercato.

L’azienda madre, concede all’affiliato il diritto di commercializzare i propri prodotti e/o servizi . Utilizza l’insegna dell’affiliante, l’assistenza tecnica e la consulenza sui metodi di lavoro. In cambio l’affiliato si impegna a rispettare standard e modelli di gestione e produzione stabiliti . In genere, tutto questo viene offerto tramite il pagamento di una percentuale sul fatturato (royalty) e al rispetto delle norme contrattuali .

Nel mercato economico italiano il franchising è regolamentato dalla Legge 6 maggio 2004, n. 129.

Non a caso negli ultimi anni la varietà delle opportunità franchising disponibili sul mercato hanno attirato l’interesse di molti.

Ciò consente all’azienda madre di avere una crescita esponenzialmente più rapida rispetto ad una tradizionale diffusione. Difatti il franchising permette di decentrare e ripartire gli oneri finanziari e organizzativi sui propri affiliati. Questi dovranno investire il loro budget, scegliere la location, gestire il personale e accollarsi parte del rischio di impresa.

La selezione del marchio più adatto alle proprie aspettative inizia dal contatto . Una volta ottenuti i dati dai vari operatori è importante che i marchi scelti vengano comparati in modo obbiettivo al fine di scremare quelli meno convenienti.

Il sistema permette all’azienda madre di derogare alle normative antitrust . Queste infatti pongono limiti di mercato detenibile da un unico soggetto economico. La catena fa tutta capo alla stessa società affiliante. Ogni singolo esercizio in franchising è proprietà di un soggetto diverso dal distributore del marchio. Questo sistema consente al network di ottenere una presenza estremamente capillare e al contempo garantisce un notevole risparmio. I costi di struttura della filiale sono poi a carico dell’affiliato, con relativo vantaggio di risparmio per l’affiliante.

E’ bene ricordare che un marchio con una formula commerciale vincente non teme di dover fornire tutti i dati necessari per ogni aspetto della propria rete e neppure il confronto con altre .

Ecco alcuni punti essenziali di valutazione:

  • il franchisor ha sperimentato sul mercato i propri format (punto pilota);
  • quanti sono i franchisee operativi, tenendo conto dell’anno d’inizio dell’azienda;
  • i non più attivi e/o i cambi di gestione;
  • la durata (e eventualmente qualità) della formazione, un vero franchisor tiene enormemente alla preparazione dei propri affiliati.;
  • Assistenza nella scelta della location;
  • Chiedere ai franchisee già attivi pareri sull’operato del proprio affiliante;
  • Margini di guadagno, tenendo presenti tutti i costi di gestione nonché il tempo stimato per il rientro dell’investimento.

Menù vegano o vegetariano: idee per bar, ristoranti e birrerie

Secondo i dati di Eurispes, ovvero l’Istituto di Ricerca degli Italiani, nel 2018 il 7 percento degli italiani si dichiara vegano o vegetariano.
Il dato che più ci interessa è che il 55 percento degli intervistati ha dichiarato di trovarsi in difficoltà quando devono mangiare in un bar o in un ristorante.
Quindi, se tu decidessi di includere un menù apposito per queste categorie di persone, acquisiresti un notevole vantaggio competitivo rispetto ai tuoi competitors della zona.

Vediamo allora alcune proposte vegan, dall’antipasto al dolce.

Antipasti

1.Cestini di pasta fillo vegani ripieni di funghi e rucola
Sono croccanti scrigni di pasta fillo ripieni di funghi e rucola, insaporiti con panna di riso, lievito alimentare e noci. Il ripieno è molto semplice da preparare!

2.Hummus in carrozza con cavolo nero
Si tratta di un hummus, ovvero una salsa tradizionalmente a base di pasta di ceci, avvolto tra due fette di pane insieme al cavolo nero, impanato e fritto.

3. Tartine salate ai fichi e crema alla rucola
Immagina dei dolci e morbidi fichi su una croccante fetta di pane, farcita con una saporita crema di tofu alla rucola e capperi. La particolità del gusto di questa pietanza è il contrasto tra dolce e salato.

Primi piatti

1. Tagliatelle vegane
Perfette per chi vuole coniugare la tradizione a tavola e delle scelte salutistiche.

2. La zuppa di miso
Costituita da un brodo, aromatizzato con alga wakame e il miso, un condimento a base di semi di soia e altri cereali, come orzo o riso, fermentati attraverso l’azione di un fungo particolare.

3. Gnocchi ai funghi
Sono realizzati con tante patate e poca farina. Saranno gustosi, soffici e sazieranno moltissimo senza però appesantire.

Secondi piatti

1. Polpette di tofu, pomodori secchi e olive
Queste polpettine di tofu sono un concentrato di erbe e profumi tipici del Mediterraneo.

2. Torta salata con crema di carote
E’ una ricetta sfiziosa che si adatta ad essere servita ad ogni occasione.

3. Burger di ceci, avena e spinaci
Ideali per essere consumati all’interno di un piatto unico con cereali e qualche patatina fritta oppure nelle più classiche versioni: in un panino con maionese vegana e tante verdure saporite.

Dolci

1.Biscotti vegani con gocce di cioccolato
Sono i classici “biscottoni” americani ma senza burro, il che li rende più leggeri.

2. Cheesecake alla zucca
Perfetta nel periodo autunnale. Si usa il formaggio spalmabile vegan.

3. Torta al cioccolato vegana
Il cacao sceglilo amaro e del mercato equo e solidale, la farina biologica, l’olio evo o di mais, lo zucchero si può sostituire con fruttosio o stevia, il burro con margarina vegetale, il latte con latte di soia, di mandorla o di riso, puoi usare anche il lievito madre o il cremor tartaro al posto dello lievito per dolci.

Bevande

1. Caffelatte speziato
E’ una miscela a base di latte di soia e cannella.

2. Frappè alla fragola
Facilissimo: basta usare del latte di miglio o di mandorle.

3. Limoncello cremoso
Ottimo digestivo, a base di latte di soia alla vaniglia.

Finito il menù completo per i tuoi nuovi clienti vegani!

L’origine storica dei 5 cocktail più richiesti al mondo

Sei un ristoratore, un barista o un cameriere? Mostrare all’occasione qualche nozione culturale su ciò che servi è un ottimo modo per fare bella figura davanti ad un cliente e per dare un’immagine più professionale al tuo locale.

Non hai voglia di leggerti un polveroso manuale di storia o di scrollare mille pagine google e vuoi avere la risposta pronta che impressioni il tuo ascoltatore?
Nell’articolo troverai un breve excursus storico sui 5 cocktail più venduti al mondo nel 2018.

  • 1.OLD FASHIONED

Nasce alla fine dell’800 come un whiskey cocktail servito alla vecchia maniera, cioè con una zolletta nel bicchiere, due gocce di Angostura, un filo di soda per scioglierlo e l’aggiunta di ghiaccio. Prende il nome dai bicchieri in cui viene servito, chiamati “old fashioned” per l’appunto. Nel 1931 compare per la prima volta in un ricettario del Waldorf-Astoria, un celebre hotel di lusso di New York, con una forte connotazione razzista. Giusto per farti capire il calibro del luogo, ti informo che ha ospitato personaggi come Nikola Tesla e Marilyn Monroe. E quando il Titanic affondò, le indagini sulla tragedia si svolsero proprio dentro le sue mura.
Possiamo dire che il celeberrimo cocktail deve la sua diffusione soprattutto grazie all’importanza dell’hotel. Ad oggi, secondo le classifiche, è il cocktail più popolare al mondo.

  • 2.NEGRONI

Possiamo esserne fieri, visto che è un cocktail italiano, di origine fiorentina. Un giorno, intorno agli anni ’20, il viaggiatore e poliglotta Conte Camillo Negroni si stufò del solito Americano che ordinava quotidianamente per l’aperitivo, perciò chiese al barman del Caffè Casoni di Firenze di sostituire il gin al seltz, anche in onore agli ultimi viaggi che aveva fatto a Londra. Nacque così il drink dei “veri uomini”, destinato a finire negli scarichi delle discoteche giovanili.

  • 3.WHISKEY SOUR

Ha un’origine misteriosa. Alcuni lo fanno risalire all’antica pratica marinaia britannica di preparare bevande che potessero mantenersi durante i lunghi viaggi in nave. A sostenere questa ipotesi, concorre il fatto che il drink viene menzionato nel celebre “The bartender’s guide: how to mix drinks” di Jerry Thomas, pubblicato nel 1862. Un’altra teoria accreditata attribuisce la sua nascita all’inglese Mister Eliott Stubb, che nel 1870 aprì un bar a Iquique, un villaggio cileno. Lì iniziò a sperimentare, ottenendo una miscela di whiskey e limon de pica, da cui venne elaborato il moderno after-dinner.

  • 4.DAIQUIRI

Cubano, il preferito da Hemingway. Secondo gli storiografi nel 1898 nei pressi di Santiago di Cuba, esisteva un piccolo villaggio chiamato Daiquiri, dove un giorno sbarcò un giovane marinaio molto assetato, che per la fretta di bere qualcosa entrò in una baracca che offriva la mescita, ma si rifiutò di bere un Rum liscio, così chiese di farselo allungare con del succo di limone e lo corresse con dello zucchero.
Secondo un’altra leggenda, nei primi del Novecento un ingegnere minerario di origini italiane, Giacomo Pagliuchi, visitò la miniera di ferro a Daiquiri. A fine giornata venne invitato a bere da un suo collega americano, che in casa aveva solo rum, zucchero e lime: inventò così un nuovo cocktail!

  • 5.MANHATTAN

Secondo una popolare teoria, il cocktail sarebbe stato inventato al Manhattan Club di New York nei primi anni 1870 da Ian Marshall, che era stato incaricato di preparare un banchetto, organizzato dalla madre di Winston Churchill, in onore di Samuel Tilden, candidato alle elezioni presidenziali. Il successo del banchetto rese la bevanda molto popolare.
In realtà, il Manhattan Cocktail può essere considerato un’evoluzione del Whiskey e del Gin Cocktail, ai quali qualche creativo barman provò ad aggiungere il vermouth, tappa che alcuni considerano fondamentale per i miscelati.

E’ finita la lezione di storia, ti auguro una buona bevuta! 🙂

Arkosoft : non è solo Ristomanager!

Oggi vogliamo rispondere ad una delle domande più frequenti che ci fate sempre in livechat e/o al telefono: Ristomanager è l’unico prodotto sviluppato da Arkosoft.

In realtà vi vogliamo raccontare la nostra Storia, e con essa la nostra passione per lo sviluppo di software; uno dei nostri primi prodotti sviluppato e inserito sul mercato nel 2007 è Softshop, un piccolo ma Grande Gestionale di Magazzino completamente Gratuito.

Softshop nacque da un’idea imprenditoriale di sviluppare un piccolo gestionale che avesse un’interfaccia semplificata, un software dove per poter caricare un prodotto L’Utente Medio non dovrebbe impazzire nello studiarsi mese e mesi di guide.

Il nostro concept Grafico è stato sempre molto User Friendly, cioè realizzare prodotti che siano piu’ semplici da usare e dare la possibilità di approcciarsi a qualsiasi tipo di utente.

Oggi softshop può vantare di avere ben 100.000 utenti che regolarmente lo utilizzano, sia in modalità gratuita che nelle varie versioni commerciali come la versione professional e/o la Versione Advanced, “uscita proprio quest’anno in modalità gratuita, per dare la possibilità a TUTTI i nostri Clienti di Creare il Proprio Sito E-commerce”

Con Le varie versioni di softshop avrai la possibilità di :

  • Gestire il Magazzino interno (Carico, Scarico e Reso dei prodotti)
  • Gestire e stampare le etichette
  • Visualizzazione della tracciabilità dei prodotti
  • Gestire il Negozio Online (Caricare i prodotti sul sito)
  • Gestire la Fatturazione Elettronica (Creazione , Ricezione ed Invio in automatico del file XML)
  • Gestione dei ddt
  • Librocassa
  • Statistiche sull’andamento della vostra azienda

Vi aspettiamo sul nostro sito http://softshop.it per provare uno dei nostri prodotti di punta e farci sapere anche i vostri Feedback, perchè per noi la vostra piu’ grande soddisfazione è la nostra più grande Gioia e Passione.

Aprire un bar? 4 buoni motivi

Stai pensando di metterti in proprio per dare un salto di qualità alla tua vita? O hai già iniziato un’attività nel settore e hai bisogno di ritrovare un po’ di motivazione? Ecco alcuni spunti di riflessione sulla vita di un proprietario di un bar e i relativi vantaggi.

  • 1. Sei il capo

Non lavori per arricchire qualcun altro. Questo significa che se la tua attività funziona, il primo beneficiario sei TU. E’ la giusta ricompensa per esserti preso delle responsabilità, la forma di meritocrazia più gratificante che esista. Avere le idee giuste e la libertà di metterle in pratica è il cocktail perfetto per l’entusiasmo. E più entusiasmo si traduce in più produttività.

  • 2. Sei cliente in prima persona

Chiunque ne ha bisogno, tu compreso. Conosci almeno una persona che non sia mai entrata in un bar? Esclusi eremiti, barboni e malati terminali (e probabilmente anche loro ci sono stati almeno una volta nella vita) tutte le altre categorie umane fanno parte del tuo target, caratterizzato da una frequenza di utilizzazione del servizio di almeno una volta alla settimana. Si apre la porta per i motivi più svariati: fame, freddo, pioggia, bisogno primario di un caffè o di qualcuno con cui fare due chiacchiere, provarci con la barista. Ma soprattutto, il bar è il luogo d’eccellenza per gli incontri, sia lavorativi che tra amici. Tu pensi di vendere caffè, cornetti e tramezzini ma in realtà offri uno spazio, che se saprai adattare alle esigenze di un segmento di target specifico, riuscirai a crearti un consistente giro di habitués.

  • 3. Vivi in Italia, ovvero:

-dove il volume d’affari complessivo del settore in considerazione supera i 18 miliardi di euro
-dove ogni giorno 5 milioni di abitanti fanno colazione al bar
-il nono consumatore di caffè al mondo, con una spesa media annua di 250 euro a testa (e indovina chi prepara i caffè!)
-il Paese dove, nonostante la crisi economica, tra il 2011 e il 2015 i bar e i ristoranti sono aumentati del 10% in numero

  • 4. I pregi di stare dietro al bancone:

-non hai bisogno di andare in palestra, visto che stai in piedi tutto il giorno
-puoi vestirti come ti pare
-sviluppi la tua creatività nella cucina
-non è un mestiere alienante: stai tutto il tempo in mezzo alla gente e ciò ti permette di conoscere molte vicende umane
-non devi spostarti per i pasti

Spero che l’articolo sia riuscito a mettere in luce il lato positivo del gestire un bar e, perché no, ti abbia trasmesso un po’ di positività. A presto!

COPERTO? E’ LEGALE?VA PAGATO?

È una delle cose che dà più fastidio, soprattutto ai turisti: non a caso, esiste solo in Italia. Ma di cosa si tratta?

E’ il costo del vettovagliamento . E’ lo spazio con tutti gli oggetti che vengono predisposti per un singolo commensale: comprende le stoviglie, le posate, i bicchieri, la tovaglia, il tovagliolo e, nel caso di apparecchiature formali, molti altri pezzi. Si aggiunga anche il costo necessario per la successiva pulizia e il pane, in modo da dare una maggiore giustificazione al costo aggiuntivo richiesto. Include, inoltre, la tipologia qualitativa del servizio reso, intendendo con questa espressione la particolarità del ristorante stesso, la professionalità del personale e gli ulteriori servizi non quantificati nel conto.

Le origini di tale “tassa” risalgono al medioevo, quando con essa si intendeva il contributo che versavano al proprietario della locanda quei commensali che consumavano il cibo portato da casa servendosi di tavoli, sedie e posate del locale. Se, invece, si consumavano cibi preparati dal locandiere, il “coperto” era già incluso nel conto finale.

Da non confondere, ad ogni modo, il coperto con il servizio, che varia dal 15 al 20% del totale e trae origine dal passato quando non c’erano i contratti di lavoro e il personale veniva pagato a percentuale sulle ordinazioni dei clienti e dei tavoli che serviva. All’epoca, il servizio era, appunto, la retribuzione dei camerieri: è paradossale che questa voce sia rimasta anche oggi, nonostante i camerieri siano regolarmente retribuiti.

Coperto al ristorante: è legale?

Il dilemma che, da anni, affligge i consumatori è: il coperto è legale?

Il problema è che, pur trattandosi di un addebito che può sembrare pretestuoso, nessuna norma lo vieta, a patto che sia specificato nel listino prezzi.

La questione deve essere regolarizzata a livello locale, dalle Regioni o dalle amministrazioni comunali: alcune se ne sono occupate, altre no. Qualche esempio?

Una successiva legge regionale del 2006 vieta, tuttora, il cosiddetto “pane e coperto”, ma consente la voce “servizio”: se il servizio di somministrazione viene effettuato al tavolo, il listino prezzi deve essere posto a disposizione dei clienti prima dell’ordinazione e deve indicare l’eventuale componente del servizio con modalità tali da rendere il prezzo chiaramente e facilmente comprensibile al pubblico, vietando di applicare costi aggiuntivi per il coperto .
A livello nazionale, la regola è che gli esercenti devono esporre nel locale, in un luogo visibile al pubblico la licenza, l’autorizzazione e la tariffa dei prezzi [.

Fino ad allora, il coperto dovrà essere pagato, fermo restando che, se si ha il sospetto di illeciti posti in essere dai ristoratori, l’eventuale denuncia dovrà essere presentata ai vigili urbani.

Diversi riconoscimenti e Ambasciatore Expo 2015: intervista allo Chef Moreno Cedroni

Oggi abbiamo incontrato per voi lo Chef Moreno Cedroni, che ad oggi vanta ben 2 Stelle Michelin e grandi successi a livello editoriale. Inoltre ha avuto il privilegio di essere l’Ambasciatore dell’Expo 2015, che si è tenuta a Milano. Di seguito, vi riportiamo quello che ci ha svelato:

Come nasce il Suo amore per la cucina?

Il mio amore per la cucina nasce sicuramente dal fatto di aver mangiato sempre bene a casa. Nonna e mamma sono state due cuoche perfette, che conoscevano alla perfezione la tradizione marchigiana. Inoltre avevamo l’orto e gli animali da cortile pur vivendo di fronte al mare, quindi potrei dire di essere nato nel kilometro buono senza saperlo.

Quando nasce e come è stato il suo percorso Professionale?

Apro la “Madonnina del Pescatore” a vent’anni, nel 1984. Un inizio fatto di piatti tradizionali e una ristorazione semplice. Poi l’innata curiosità, la voglia di migliorare, la fame di conoscenza mi hanno portato  a studiare tanto, a fare stage ed a crescere con umiltà e perseveranza.

A cosa deve il Suo successo legato all’ambito editoriale?

Fin da subito ho capito che era necessario mettere nero su bianco quello che facevo, ed il libro in un certo senso segna il proprio territorio, dice: questo l’ho fatto io. Inoltre ho sempre voluto rendere visibile a tutti le ricette, le idee, senza gelosia, ma con spirito molto aperto. Io leggo libri di colleghi per imparare cose nuove e di conseguenza do il mio apporto alla conoscenza. Ora, sicuramente un percorso di 35 anni dimostra curiosità nei giovani che vogliono conoscere la mia storia e la leggono dai miei libri.

Quale sensazione ha provato nell’essere Ambassador dell’Expo 2015?

Ci sono emozioni locali ed emozioni globali, ecco essere uno degli Ambasciatori dell’Expo per me è stata un’emozione global. Sei visto da tutto il mondo e nel tuo piccolo puoi incuriosire a venire in Italia, visto che l’enogastronomia italiana è seguitissima all’estero.

Che cosa lo ha spinto ad avvicinarsi al mondo del “Susci”?

Prima del 2000 ero stanco di mangiare il pesce con il succo di limone e l’aceto ad occidente, e con la soia ad oriente, ho voluto creare un nuovo modo di interpretare il crudo. Così è nato il “Susci”, un concetto che ogni anno si rinnova e con i nuovi Menu del Clandestino trae nuova linfa.

A livello tecnologico, cosa consiglierebbe agli altri ristoratori di installare all’interno del ristorante, per garantirne aiuto nella gestione?

In questo momento ho realizzato The tunnel, un laboratorio di sviluppo e ricerca con liofilizzatore, distillatore, ultrasuoni e celle di maturazione, perché in un momento di maturità è il momento giusto per sviluppare la ricerca. Di tecnologia quotidiana per la migliore gestione del ristorante direi un sistema della gestione delle comande dalla sala verso la cucina, di un ottimo impianto di climatizzazione e delle luci che creino atmosfere magiche.

Vogliamo ringraziare lo Chef Moreno Cedroni per averci dedicato un po’ del suo prezioso tempo e averci svelato qualche dettaglio in più riguardo la sua vita professionale.

Cogliamo l’occasione per consigliarvi il Software Ristomanager per la gestione delle comande. Come ha rivelato lo Chef, è un elemento fondamentale avere un buon software, per non avere problemi durante i vostri servizi.