Ticket restaurant: buoni pasto elettronici 2019

Cosa sono? Che vantaggi comportano per le aziende e i dipendenti? Quali sono gli svantaggi?

Cos’è il ticket elettronico?

Si tratta di un buono pasto che funziona come quello cartaceo, ma invece di essere emesso su carta, viene caricato in una card magnetica dal datore di lavoro.

Ogni volta che il dipendente consuma un pasto, al momento del pagamento tirerà fuori la carta con l’importo accreditato e il ristoratore la farà strisciare sul terminale POS, come se fosse un bancomat.

Vantaggi per le aziende

I buoni pasto elettronici sono più economici rispetto a quelli cartacei: sono totalmente deducibili e detraibili con IVA al 4%.

Inoltre, per rispondere all’esigenza di razionalizzare il numero di tessere a disposizione di ogni dipendente, il servizio di buono pasto elettronico è già predisposto per esser integrato agevolmente con altre card esistenti: il badge aziendale, la tessera sanitaria, ecc.

Il formato digitale facilita notevolmente il compito del responsabile degli ordini e della distribuzione dei buoni in azienda, perché riduce di molto il rischio di ritardi nelle consegne, dovendo unicamente introdurre a sistema l’ordine per i dipendenti.
L’importo dovuto risulterà immediatamente e in tutta sicurezza caricato e disponibile sulla tessera magnetica personale di ciascun collaboratore.

Vantaggi per i dipendenti

Oltre ad essere più smart, i ticket virtuali convengono anche per altri motivi:

  • viene aumentata la lista degli esercizi in cui è possibile usare i buoni pasto, tra cui supermercati, agriturismi, pasticcerie, trattorie, bar, take away, fast food e gastronomie. La varietà di scelta dipende dalla società che fornisce il servizio di emissione dei ticket
  • i ticket diventano cumulabili, fino ad massimo di 8, quindi si possono usare tutti in una volta
  • dal 1° luglio 2015, il valore esentasse dei ticket elettronici è passato da 5,29 euro a 7 euro. Ne consegue che i lavoratori che beneficiano dei ticket elettronici guadagnano qualche centesimo di euro in più al mese
  • i buoni sono caricati sulla card e quindi non necessitano il ritiro in azienda. Molto più comodi!

Svantaggi

Purtroppo, i comodi ticket virtuali hanno anche delle pecche, che speriamo si risolvano col tempo.

  • Ogni società che si occupa dell’emissione dei buoni pasto predispone una carta che ha bisogno di un POS specifico per essere letta
  • La conseguenza del primo punto è che, nonostante la varietà dei punti vendita, sono ancora pochi i ristoratori che accettano questo tipo di ticket

Si è diffusa la voce che alcuni circuiti commerciali stiano cercando di riunirsi per la creazione di un POS unico.
Sarebbe veramente una svolta in un mercato così frammentato!

Cos’è il forno statico?

Qual è la differenza rispetto ad un forno ventilato? Quali sono i suoi vantaggi? Se ho un bar, un ristorante, una birreria o una pizzeria, quale mi conviene usare?
Esaminiamo nel dettaglio:

Definizione

Il forno statico cuoce principalmente per conduzione irraggiamento.
La camera di cottura del forno statico è riscaldata sulla parte alta (cielo) e sulla base di cottura (platea). Sul forno statico si possono cuocere pizza e pane direttamente sul piano in refrattario oppure in teglia.

Differenze rispetto al forno ventilato

Propagazione del calore

La modalità statica è la più tradizionale forma di cottura, simile a quella dei forni antichi che ricevevano il calore da fuochi posizionati all’interno della camera di cottura.

Le resistenze elettriche consentono al forno di scaldarsi e il cibo cuoce in modo orientato: le parti dei cibi poste in vicinanza delle fonti di calore cuoceranno prima.
In modalità statica il forno riscalda lentamente, consentendo di gestire una ottimale cottura anche della parte interna delle nostre pietanze.

Con il forno statico è consigliabile rimuovere sempre la leccarda, perché impedirebbe la corretta diffusione del calore e, di conseguenza, la giusta cottura del cibo.

La modalità ventilata si è diffusa grazie all’introduzione dei forni elettrici, nei quali una ventola diffonde il calore prodotto dalle resistenze in maniera uniforme, abbreviando i tempi di cottura.

Pietanze adatte

Il grande vantaggio del forno statico sta nella sua versatilità: è adattabile a tutte le tipologie di prodotti.

Su questo tipo di forno si possono cuocere impasti in teglia, sia salati che dolci, ma anche prodotti di gastronomia.

La cottura in modalità statica è più lenta e meno uniforme, ma anche meno intensa. Perciò è perfetta per tutte le preparazioni lievitate che richiedono una cottura delicata e meno aggressiva, che consenta a pane, pizze e dolci di continuare a crescere completando, contemporaneamente, la cottura della parte interna.
Ideale anche per pan di Spagna e meringhe.

Dall’altro lato, la veloce tempistica del forno ventilato lo rende adatto alle pietanze che dovrebbero avere una crosta in superficie e l’interno morbido, poiché cuoce per convenzione, raggiungendo ogni angolo del forno.
Alcuni esempi sono: la pasta al forno, come le lasagne, gli arrosti, il pesce al cartoccio, le verdure gratinate e i dolci dal cuore tenero.

Le temperature

Tra la cottura statica e quella ventilata bisogna considerare, in generale, una differenza di almeno 20 °C.
Di solito il massimo della temperatura utilizzata in un forno ventilato è 150°. Al contrario il forno statico può arrivare anche a 220° o più.

E se non abbiamo il forno che ci serve?

Nel caso abbiate a disposizione solo un forno sprovvisto di ventola e la vostra ricetta richieda la modalità ventilata, si può aumentare di 20 °C la temperatura consigliata tenendo lo stesso tempo di cottura.

Allo stesso modo, se si dispone solo di un forno ventilato e si deve preparare un pan di Spagna, lo si dovrà cuocere per lo stesso tempo portando però la temperatura da 180 °C a 160 °C.

Un accorgimento utile per cuocere un lievitato è spennellare la superficie del prodotto con latte, uovo sbattuto o burro fuso, in modo da ritardare la creazione della crosticina che bloccherebbe la crescita.


Come aprire un bar

Vuoi sentirti a casa mentre lavori? Mettiti in proprio aprendo un bar di successo!
In questa guida ti darò informazioni utili per iniziare questa stimolante attività!

Scelta della location

E’ fondamentale che i tuoi clienti possono vedere e trovare il tuo locale, quindi bisogna valutare:

  1. se il tuo target ci passa davanti, a che orari e con quali dinamiche
  2. che traffico di gente c’è nel luogo (es: la stazione è un posto affollato e attrae ogni tipo di cliente)
  3. come si vede il locale dall’ esterno: il cliente, inconsciamente, tende a entrare più volentieri in un bar in cui vede bene dentro

Requisiti

Aprire un bar significa dar vita ad una attività d’impresa, quindi diventare imprenditori.
Aprire Partita Iva, individuare la forma societaria più adatta ed iscrivere la società presso il Registro delle Imprese saranno i primi tre passi, nei quali è meglio affidarsi ad un commercialista.

Poi serve un immobile che deve essere a norma, cioè in regola quanto a licenze e requisiti che sono imposti spesso dalla legislazione locale (Comunale o Regionale).
Vale lo stesso se scegliete di acquisire un bar già esistente, perché non puoi dare per scontato che sia a norma.

Step burocratici

  1. presentazione al Comune del modulo per la comunicazione di inizio attività comprensivo degli allegati richiesti (dati del titolare, dell’impresa, orari di apertura, agibilità, conformità ASL ecc.);
  2. richiesta al comune dell’autorizzazione all’esposizione dell’insegna;
  3. richiesta all’Agenzia delle Entrate dell’autorizzazione alla vendita al minuto di superalcolici;
  4. pagamento diritti SIAE per la diffusione di musica e immagini;
  5. richiesta di certificazione antincendio ai Vigili del Fuoco (solo per locali di dimensioni pari o superiori ai 450 mq)

Requisiti personali

  • Aver frequentato con esito positivo i corsi professionali, istituiti o riconosciuti dalle regioni o dalle province autonome, riguardanti l’attività di somministrazione di alimenti e di bevande, ottenendo l’attestato SAB ed HACCP, il primo richiesto solamente per l’imprenditore o per uno dei soci, mentre il secondo obbligatorio per tutto il personale addetto alla preparazione o al servizio.
  • In alternativa, è sufficiente avere un titolo di studio idoneo, come il diploma alberghiero

Costi

Pensare di avviare la propria attività senza pianificazione è un suicidio, un’azione che con molte probabilità ti porterà al fallimento o comunque a perdere dei soldi.

Quindi non trascurare il business plan!
In questo documento dovrai segnare tutte le voci di spesa che dovrai affrontare in vista dell’apertura del tuo bar: non soltanto ciò che concerne gli aspetti più concreti, ma anche quelli legati all’ adempimento delle richieste burocratiche italiane.

Nel caso dell’acquisto di un bar già avviato, dovrai acquistare la licenza, il cui valore dipenderà dai fatturati.

Puoi valutare anche l’apertura di un franchising, che può essere conveniente in termini di visibilità e garanzia verso la clientela.

Affitto

Il costo di un bar dipende principalmente dalle dimensioni e dalla posizione.
Infatti, uno dei costi più pesanti è proprio l’affitto, insieme alle utenze e al personale. Stimalo intorno ai 50mila euro.

Similmente, nel caso si decida di subentrare in un locale preesistente la somma da corrispondere al precedente titolare si può attestare intorno ai 100-200mila euro, anche se può venire corrisposta a rate a fronte di un anticipo.
A questa spesa bisogna poi aggiungere l’onorario del notaio, nonché il compenso dell’eventuale mediatore (circa il 2 % della somma) per un totale di ulteriori 7-8mila euro.

Attrezzi e materiali di consumo

Da prendere in considerazione:

  • una macchina del caffè professionale, che può costare più di 2mila euro
  • Forno: 500 euro
  • Tritatutto: 18 euro e frullatore: 10 euro
  • Frigoriferi-congelatori: 2mila euro
  • Lavello: 150 €.
  • Registratore di cassa: 600 euro
  • Lavastoviglie: 600 euro
  • Affettatrice: 150 euro
  • Trita ghiaccio 50 euro

Cos’altro serve per aprire un bar?

Vediamo ora le stoviglie:

  • 2 Shaker: 20 €.
  • 100 Bicchieri normali: 250 €.
  • 70 Bicchieri da cocktail: 560 €.
  • 50 Tazzine da caffè: 75 €.
  • 40 Piatti: 60 €.
  • 300 Pacchi Tovaglioli: 300 €.

E per quanto riguarda l’arredamento:

  • 40 sedie: 2.300 euro
  • 10 sgabelli: 160 euro
  • 10 tavoli: 500 euro
  • 1 bancone: 25mila euro

Costi di gestione

I principali sono:

  • Personale
  • Utenze
  • Materie prime
  • Polizze assicurative

Gestione bar

Con “gestione bar” intendo tutto ciò che ruota intorno all’offerta del servizio al cliente.

E’ fondamentale velocizzare e ottimizzare questo processo.
Ma per questo puoi stare tranquillo: con il nostro gestionale Ristomanager potrai:

  1. gestire i tavoli
  2. tenere memoria degli ordini
  3. gestire le scorte di magazzino

Che cosa aspetti a fornire un servizio efficiente? Prova Ristomanager gratuitamente.

Come aprire un ristorante

Ti sei mai chiesto come si apre un ristorante? Quali sono i requisiti? Quanto costa l’allestimento? Come non fallire?
Ti propongo questa breve guida.

Burocrazia

Per poter iniziare l’attività, occorre possedere i requisiti per la somministrazione alimenti e bevande, finalizzati principalmente all’ottenimento dell’Idoneità Sanitaria.

Ti servono:

  1. un titolo di studio abilitante, ad esempio il diploma alberghiero
    o aver frequentato un corso SAB (somministrazione alimenti e bevande)
  2. il locale deve possedere i requisiti, stabiliti dal Comune, per la destinazione d’uso dell’immobile, le autorizzazioni sanitarie specifiche e quelle di impiantistica
  3. Presentazione del piano HACCP, ovvero un sistema di autocontrollo igienico-sanitario che prevede dei corsi per il proprietario e i dipendenti
  4. Compilazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), che va ritirata e presentata presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune
  5. Iscrizione al Registro Imprese alla Camera di Commercio
  6. Apertura partita Iva presso Agenzia delle Entrate
  7. Iscrizione all’INPS
  8. Iscrizione all’Inail

Ti consiglio di rivolgerti ad un buon commercialista, che ti aiuti a seguire tutte le pratiche, altrimenti impazzisci!

Costi

Costi burocratici

Ora parliamo della parte che più ci interessa.

Il primo costo che dovrai sostenere è quello relativo alla costituzione della forma giuridica dell’impresa, che condiziona il costo stesso.
Le forme più indicate sono: ditta individuale, s.r.l. (Società a Responsabilità Limitata) o s.n.c.

Per esempio, se decidi di aprire una SRL semplificata, risparmi sicuramente 1.500 euro del notaio e il non c’è un vero minimo di versamento del capitale sociale o,meglio, esiste ma ammonta ad 1 euro.
Diciamo leggermente conveniente ai 10mila euro di una s.r.l. normale!

Costi per iniziare l’attività

Cercherò di essere abbastanza generica, perché tutto dipende da cosa vuoi fare e dove.

In un ristorante di medie dimensioni sono necessari:

  1. almeno 30.000 euro per arredamento, cucina, elettrodomestici e attrezzi vari
  2. se il locale necessita di una ristrutturazione, si deve spendere un’ulteriore cifra che va dai 10.000 ai 40.000 euro
  3. tra i 10.000 e i 15.000 euro per tavoli, sedie, bancone bar
  4. almeno 10.000 euro per l’acquisto di stoviglie, pentole, tovaglie, divise per il personale

Compresi i costi burocratici, i costi iniziali per le immobilizzazioni variano tra i 53.000 euro, nel caso di apertura di una SRL Semplificata, e gli oltre 80.000 euro per una SRL normale e un locale messo a nuovo.

E non è finita qua. Mancano i seguenti aspetti:

  1. l’affitto del locale. Oltre al canone mensile, bisogna considerare la caparra. Non rappresenta un vero costo, in quanto viene ridata, ma comunque del denaro che dovrai tirare fuori in anticipo, e può arrivare anche fino a 3 mesi di affitto. Ti consiglio di evitare le agenzie, altrimenti dovrai pagare una mensilità in più, come provvigione
  2. le utenze
  3. il corso annuo del personale
  4. stipendi mensili a cuochi, personale di cucina e di sala
  5. tasse (che paghi dopo il primo anno di esercizio)
  6. materie prime (costo variabile di gestione)

Marketing

Questo sconosciuto! Spesso i ristoratori commettono l’errore di non prevederlo come costo nel business plan.
Dico errore perché se non faccio di tutto per attirare e fidelizzare i clienti, ad esempio attraverso una campagna su Facebook o dei pr, non aumento gli incassi.
A cosa serve investire migliaia di euro in un’attività se poi non ho ricavi?

Con marketing non intendo la pubblicità, che ha come obiettivo solo quello di farsi conoscere in questo caso.

Con marketing intendo la riflessione sul perché le persone dovrebbe venire a mangiare da te, invece che andare dalla concorrenza o rimanere a casa.

Come gestire il cliente

Abbiamo capito che bisogna metterlo al centro.
Ora chiediti come servirlo al meglio, quindi:

  1. come prendere una comanda efficace
  2. come organizzare i tavoli e i conti
  3. come gestire le scorte di magazzino in modo che non manchi mai nulla
  4. come essere veloci con gli ordini

La risposta a tutte queste domande è Ristomanager, il nostro software per ristoranti che ti aiuterà a semplificare il processo di vendita dei pasti e a ridurre i costi, grazie alla funzione statistiche.


Food truck

Cos’è? Quali sono i più famosi? Come aprirlo? Come va gestito? In che modo Ristomanager può aiutarti?
Seguimi in questi paragrafi e scoprirai il mondo dei cosiddetti chiostro-furgone!

Cos’è?

Hai presente quei film americani dove gli uomini in giacca e cravatta escono dal loro ufficio, si prendono un hot dog e si siedono in una panchina?
O, ancora, quei cartoni animati dove i bambini si fanno dare la monetina perché è arrivato il camion dei gelati?

Nonostante la sua origine sia californiana, ormai anche in Italia esistono numerosi esempi di Food truck.
Se una volta il motto era “mollo tutto e apro un chiosco nei Caraibi”, ora è “chiudo il mio ristorante e apro un food truck“.

Ultimamente si stanno moltiplicando le iniziative che coinvolgono questi camioncini.
In quasi tutte le città italiane, si stanno tenendo delle fiere dedicate allo Street Food, cioè del cibo acquistato e consumato letteralmente per strada, fuori dal supermercato, dai bar e dai ristoranti.

Possiamo definire i food truck proprio così: sono dei furgoncini itineranti dotati di cucina attrezzata per la preparazione e la vendita di pasti di varia natura, nonché di spuntini e specialità tipiche.
Ma non facciamoci ingannare dall’apparenza: esistono food truck di altissimo livello che preparano cibi di prima qualità.

I più famosi nel mondo

1. Le Camion à Pizzas al Centquatre, situato a Parigi. Propone pizze con condimenti di vario genere in un camioncino super chic.

2. Die Dollen Knollen-Puffermanufaktur. Si trova a Berlino e offre rosti di patate deliziosi con condimenti tipo pesce affumicato e fiocchi di latte.

3. Emerson Fry Bread (Phoenix, Arizona) è l’unico degli Stati Uniti ad essere specializzato in cucina dei Nativi Americani con un pizzico di messicano.

4. Lembo Bistrot, un esempio nostrano. Si trova a Torino e offre choco-kebab, waffle e marshmallow a bordo di un Bedford inglese. Ciò che lo rende unico è il fatto che i proprietari hanno creato Beer Bike Baladin, un risciò 12 posti su cui si beve ottima birra pedalando, e Moto Grill Guzzi, un cimelio motociclistico dal quale escono fumanti bombette pugliesi

Come aprirlo? Tutto ciò che bisogna sapere

La cosa fondamentale in questa attività è avere un‘idea gastronomica definita.
Dal concept si potranno sviluppare un piano marketing e un piano business che fissino un budget e delle strategie commerciali, ad esempio la pubblicità attraverso i social.

Il grande vantaggi del food truck è l’abbattimento o la riduzione della maggior parte dei costi tipici di un ristorante, a partire dall’affitto del locale, che nelle grandi città diventa sempre più caro quando aumenta l’inflazione.

Non bisogna però sottovalutare le difficoltà di allestimento.
L’investimento iniziale si aggira intorno ai 35mila euro, dovuto principalmente all’acquisto del truck, ovvero del camion.
Infatti, la prima cosa da fare è trovare il mezzo giusto.

Puoi sbizzarrirti tra furgoncini vintage colorati e piccole Ape car, ma considera che sono inadatti per lunghi spostamenti e potresti aver bisogno di un laboratorio d’appoggio.
A questo proposito, esistono delle aziende specializzate in vendita di furgoncini moderni e completi.

Requisiti

Oltre ai costi contenuti, un altro punto a favore dei food truck è il fatto che avere le licenze di ambulante itinerante è facile.
Si ottengono facendo richiesta nel comune di residenza e hanno valenza nazionale.

Per svolgere l’attività di somministrazione alimenti e bevande devi aver lavorato almeno 2 anni nella ristorazione, aver frequentato la scuola alberghiera o lauree e diplomi affini, altrimenti si deve seguire un corso di 130 ore.
E’ necessaria anche una certificazione di avere tutti i requisiti morali in regola.

Essendo un’attività di commercio al dettaglio su area pubblica, per cominciare serve anche una SCIA – Segnalazione Certificata di Inizio Attività – dichiarazione che consente alle imprese di iniziare un’attività senza dover più attendere l’autorizzazione da parte degli enti competenti. Va fatta per il foodtruck, per un laboratorio se lo si ha e qualora si facciano servizi di catering anche per quello.

Come gestirlo

Qui ti posso essere utile: con Ristomanager, gestire tutto ciò che riguarda le scorte e le ordinazioni sarà un vero gioco da ragazzi!

Grazie all’opzione cassa veloce, potrai gestire facilmente i conti.
Ecco come ti apparirà nello schermo:

Come guadagnare di più con una gestione efficace del ristorante

Da cosa dipende la redditività del tuo locale? Su cosa bisogna puntare? In questo articolo porterò alla tua attenzione alcuni temi fondamentali per il successo del tuo bar.

1)IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE

Può sembrarti banale, ma questa formula è tutto in un settore ad alto fattore umano come la ristorazione.
Ecco perché se sbagli un ordine ad un cliente, devi dimostrarti dispiaciuto come se gli avessero ucciso il gatto.
Secondo Freud, le persone sono accomunate da un unico grande desiderio: sentirsi importanti.
A prescindere da quanto il tuo cliente si dimostri assecondante, se non lo tratti con empatia e sensibilità dentro di sé coverà del risentimento, un bruttissimo nemico per le tue relazioni, a partire da quelle professionali.

2)IL PERSONALE

Tu stai sfruttando i tuoi dipendenti! E loro te!
Ma sul serio, quanti di loro hanno come massima ambizione restarti accanto per il resto della tua carriera? A meno che il tuo locale non sia una catena prestigiosa di ristoranti o hotel di lusso, appena trovano qualcosa di meglio, i migliori ti abbandonano.
Pensaci: almeno metà dei tuoi camerieri accettano l’impiego perché sono 7 anni che cercano di laurearsi in scienze antropologiche e delle merendine e da qualche mese hanno iniziato a sentirsi in colpa verso i loro genitori.
Immagina che uno di loro oggi venga bocciato all’ennesimo esame e che stasera abbia il turno.
Trova il cliente difficile e alla prima richiesta strana il tuo dipendente, cioè chi rappresenta il tuo ristorante, gli risponde con un tono sgarbato e saccente.
E’ appena iniziato il sentimento di risentimento di cui ti ho parlato nel punto 1, perciò da adesso il tuo cliente cercherà inconsciamente degli altri motivi per essere legittimamente insoddisfatto. E alla fine non tornerà. E non lo consiglierà.
Questo è un esempio per farti capire che influenza hanno gli errori del personale.
Per non parlare di quando scompaiono misteriosamente le cose dall’inventario. In quest’ultimo caso ti consiglierei di dotarti di un software come Ristomanager, in modo da tenere sotto controllo le tue scorte!

Ma quali sono le cause degli atteggiamenti scorretti dei tuoi dipendenti?
-l’ambiente non è stimolante
-non li sai ispirare
-non sentono loro la tua causa

La soluzione? Motivarli
Un personale motivato è:
-più gentile con i clienti
-non ti frega
-non ti lascia nel momento del bisogno

3)ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Analizziamo questo punto a partire dal cliente, visto che abbiamo visto quanto è importante il suo ruolo per il successo della tua attività.

Lui/Lei entra e può trovarsi in due situazioni diverse:
A) viene subito accolto da un cameriere sorridente e motivato
B) non capisce bene a chi deve chiedere cosa e aspetta minuti in piedi e imbarazzato

Finalmente si siede:
A) trovano un tavolo già pronto e gli/le danno il menu
B) il tavolo ha ancora le briciole dei vecchi clienti

Arriva il momento della comanda:
A) se manca qualcosa, il cameriere propone alternative; gli ordini arrivano direttamente in cucina, grazie ad un software giusto
B) il cameriere non ha la sicurezza di cosa manca e cosa no; torna indietro dopo aver preso l’ordine per avvertire il cliente che non c’è il suo piatto preferito; in tutto questo in cucina non hanno ancora iniziato a preparare

Arrivano i piatti:
A) in orario e insieme
B) tardi e sbagliati

I clienti escono:
A) soddisfatti e con voglia di condividere al mondo e sui social quanto vale il tuo posto
B) con una rabbia da sfogare su tutti i loro amici

Se segui i primi due punti e una sistematica organizzazione del lavoro, anche grazie ad un software come Ristomanager, la tua situazione sarà sempre la A)!!!





Cos’è lo scontrino fiscale elettronico? Obbligatorio dal 2019

Che cos’è lo scontrino elettronico? Da quando sarà obbligatorio? Che aziende riguarda? Cos’è la lotteria degli scontrini?
In questo articolo chiarirò tutti i tuoi dubbi riguardo alle prossime novità in campo fiscale.

Cos’è l’e-scontrino?

Si tratta di uno scontrino a cui si associa una ricevuta che presenta solamente il formato digitale, il quale sarà inoltrato istantaneamente all’Agenzia delle Entrate per via telematica.
Quindi, il cliente non dovrà più conservare la ricevuta cartacea, visto che il negoziante passerà il suo codice fiscale in uno speciale registro di cassa.
I dati trasmessi, ovvero i corrispettivi giornalieri e gli acquisti, sono visibili dai contribuenti nel loro cassetto fiscale, situato nel sito dell’ente.

Da quando entrerà in vigore?

Il nuovo Decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019 prevede l’obbligatorietà dell’e-scontrino a partire dal 1 luglio 2019.
Però la misura non è ancora stata approvata dal Consiglio dei Ministri, perciò non c’è ancora nulla di definitivo.

Chi riguarda?

La misura interesserà tutte le imprese con un fatturato superiore a 400mila euro.

Successivamente, dal 1 gennaio 2020 si applicherà a tutte le altre aziende che effettuano una qualsiasi attività di vendita di beni e servizi.
Se quest’ultime decideranno di dotarsi dello scontrino digitale prima del tempo, potranno godere di uno sconto del 50% sui nuovi registratori di cassa, sotto forma di credito d’imposta.

Quali sono le altre misure anti-evasione previste?

Il passaggio dallo scontrino cartaceo a quello elettronico è solo uno dei provvedimenti anti-evasione del Governo. Infatti, il decreto prevede anche le seguenti ulteriori misure:

  1. la possibilità per artigiani, ristoranti e commercianti di inviare all’Agenzia delle Entrate la lista di tutti i corrispettivi giornalieri per via telematica, grazie a dei registratori appositi
  2. l’obbligatorietà delle fatture elettroniche anche nei confronti dei privati
  3. la cosiddetta “lotteria degli scontrini“, ovvero l’assegnazione di un codice ad ogni e-scontrino che permette di vincere dei premi ogni mese dal 1 gennaio 2020

COSA CAMBIA NELLA PRESA ORDINI IN PIZZERIA

In pizzeria il prodotto fondamentale è la pizza. Farine , mozzarella e pomodoro sono gli ingredienti fondamentali ma anche le principal fonti di intolleranze alimentari. Gioca un rolo importante anche il lievito e i tempi di lievitazione.

GESTIRE LE INTOLLERANZE :valorizzare le farine disponibili e l’attenzione alla salute del cliente intollerante o diabetico, così come al lattosio o altri alimenti.
Scegliere la farina per la pizza è un processo complicato. Ogni tipologia di farina ha una forza, un fattore W, che ne determina l’elasticità. Maggiore sarà il numero, più la pasta sarà elastica.

TEMPI DI LIEVITAZIONE E TIPI DI LIEVITO Se la pizzeria ha una lievitazone lunga dalle 48 alle 72 ore è un valore aggiunto.

L’impasto deve seguire i propri tempi di lievitazione. Avete presente il classico gonfiore di stomaco dopo avere mangiato la pizza?

Indica una scarsa lievitazione: ne consegue che l’impasto, purtroppo, continuerà a lievitare nel vostro stomaco.Anche la temperatura del luogo e all’umidità presente. L’umidità non lo farà lievitare a dovere.

CONSIGLIARE GLI INDECISI portarli a non farsi influenzare ma a identificare le proprie preferenze elencando due possibilità e magari proporre la pizza del locale.

SAPER ASCOLTARE E TRASCRIVERE LE ESIGENZE come portare un piatto dopo o prima di un’altro, i tempi di cottura, aggiunte.

Aprire in franchising o rischiare?

Aprire una panineria, un ristorante, un fast food,una pizzeria o un bar. Come affrontare questo passo con molta serenità e diventare un imprenditore di successo?

Cos’è il franchising?

Una formula di collaborazione tra imprenditori per la distribuzione di servizi e/o beni. E’ indicata per chi vuole avviare una nuova impresa usufruendo di format già sperimentati e affermati sul mercato.

L’azienda madre, concede all’affiliato il diritto di commercializzare i propri prodotti e/o servizi . Utilizza l’insegna dell’affiliante, l’assistenza tecnica e la consulenza sui metodi di lavoro. In cambio l’affiliato si impegna a rispettare standard e modelli di gestione e produzione stabiliti . In genere, tutto questo viene offerto tramite il pagamento di una percentuale sul fatturato (royalty) e al rispetto delle norme contrattuali .

Nel mercato economico italiano il franchising è regolamentato dalla Legge 6 maggio 2004, n. 129.

Non a caso negli ultimi anni la varietà delle opportunità franchising disponibili sul mercato hanno attirato l’interesse di molti.

Ciò consente all’azienda madre di avere una crescita esponenzialmente più rapida rispetto ad una tradizionale diffusione. Difatti il franchising permette di decentrare e ripartire gli oneri finanziari e organizzativi sui propri affiliati. Questi dovranno investire il loro budget, scegliere la location, gestire il personale e accollarsi parte del rischio di impresa.

La selezione del marchio più adatto alle proprie aspettative inizia dal contatto . Una volta ottenuti i dati dai vari operatori è importante che i marchi scelti vengano comparati in modo obbiettivo al fine di scremare quelli meno convenienti.

Il sistema permette all’azienda madre di derogare alle normative antitrust . Queste infatti pongono limiti di mercato detenibile da un unico soggetto economico. La catena fa tutta capo alla stessa società affiliante. Ogni singolo esercizio in franchising è proprietà di un soggetto diverso dal distributore del marchio. Questo sistema consente al network di ottenere una presenza estremamente capillare e al contempo garantisce un notevole risparmio. I costi di struttura della filiale sono poi a carico dell’affiliato, con relativo vantaggio di risparmio per l’affiliante.

E’ bene ricordare che un marchio con una formula commerciale vincente non teme di dover fornire tutti i dati necessari per ogni aspetto della propria rete e neppure il confronto con altre .

Ecco alcuni punti essenziali di valutazione:

  • il franchisor ha sperimentato sul mercato i propri format (punto pilota);
  • quanti sono i franchisee operativi, tenendo conto dell’anno d’inizio dell’azienda;
  • i non più attivi e/o i cambi di gestione;
  • la durata (e eventualmente qualità) della formazione, un vero franchisor tiene enormemente alla preparazione dei propri affiliati.;
  • Assistenza nella scelta della location;
  • Chiedere ai franchisee già attivi pareri sull’operato del proprio affiliante;
  • Margini di guadagno, tenendo presenti tutti i costi di gestione nonché il tempo stimato per il rientro dell’investimento.

Menù vegano o vegetariano: idee per bar, ristoranti e birrerie

Secondo i dati di Eurispes, ovvero l’Istituto di Ricerca degli Italiani, nel 2018 il 7 percento degli italiani si dichiara vegano o vegetariano.
Il dato che più ci interessa è che il 55 percento degli intervistati ha dichiarato di trovarsi in difficoltà quando devono mangiare in un bar o in un ristorante.
Quindi, se tu decidessi di includere un menù apposito per queste categorie di persone, acquisiresti un notevole vantaggio competitivo rispetto ai tuoi competitors della zona.

Vediamo allora alcune proposte vegan, dall’antipasto al dolce.

Antipasti

1.Cestini di pasta fillo vegani ripieni di funghi e rucola
Sono croccanti scrigni di pasta fillo ripieni di funghi e rucola, insaporiti con panna di riso, lievito alimentare e noci. Il ripieno è molto semplice da preparare!

2.Hummus in carrozza con cavolo nero
Si tratta di un hummus, ovvero una salsa tradizionalmente a base di pasta di ceci, avvolto tra due fette di pane insieme al cavolo nero, impanato e fritto.

3. Tartine salate ai fichi e crema alla rucola
Immagina dei dolci e morbidi fichi su una croccante fetta di pane, farcita con una saporita crema di tofu alla rucola e capperi. La particolità del gusto di questa pietanza è il contrasto tra dolce e salato.

Primi piatti

1. Tagliatelle vegane
Perfette per chi vuole coniugare la tradizione a tavola e delle scelte salutistiche.

2. La zuppa di miso
Costituita da un brodo, aromatizzato con alga wakame e il miso, un condimento a base di semi di soia e altri cereali, come orzo o riso, fermentati attraverso l’azione di un fungo particolare.

3. Gnocchi ai funghi
Sono realizzati con tante patate e poca farina. Saranno gustosi, soffici e sazieranno moltissimo senza però appesantire.

Secondi piatti

1. Polpette di tofu, pomodori secchi e olive
Queste polpettine di tofu sono un concentrato di erbe e profumi tipici del Mediterraneo.

2. Torta salata con crema di carote
E’ una ricetta sfiziosa che si adatta ad essere servita ad ogni occasione.

3. Burger di ceci, avena e spinaci
Ideali per essere consumati all’interno di un piatto unico con cereali e qualche patatina fritta oppure nelle più classiche versioni: in un panino con maionese vegana e tante verdure saporite.

Dolci

1.Biscotti vegani con gocce di cioccolato
Sono i classici “biscottoni” americani ma senza burro, il che li rende più leggeri.

2. Cheesecake alla zucca
Perfetta nel periodo autunnale. Si usa il formaggio spalmabile vegan.

3. Torta al cioccolato vegana
Il cacao sceglilo amaro e del mercato equo e solidale, la farina biologica, l’olio evo o di mais, lo zucchero si può sostituire con fruttosio o stevia, il burro con margarina vegetale, il latte con latte di soia, di mandorla o di riso, puoi usare anche il lievito madre o il cremor tartaro al posto dello lievito per dolci.

Bevande

1. Caffelatte speziato
E’ una miscela a base di latte di soia e cannella.

2. Frappè alla fragola
Facilissimo: basta usare del latte di miglio o di mandorle.

3. Limoncello cremoso
Ottimo digestivo, a base di latte di soia alla vaniglia.

Finito il menù completo per i tuoi nuovi clienti vegani!